18.11.10

SERIAL AGE: RUBICON, the elegance of puzzle

"Un mio professore diceva che il nostro lavoro consiste nel trovare i puntini, poi collegare i puntini e poi capire i puntini. Noi stiamo ancora cercando i puntini e restare qui in casa non ci aiuterà a trovare un bel niente. I puntini sono là fuori, nel mondo, tra spizzichi e bocconi di informazioni. Nelle migliaia di segni e simboli che possiamo estrarre dai dati grezzi: un uomo che aspetta un autobus a Caracas, una donna che compra verdure in un mercato algerino, adolescenti che fanno sesso in un seminterrato a Liverpool...ma qual'è il collegamento? Che cosa ci dicono?".


Questo monologo, tratto dal quinto episodio di RUBICON, la nuova ed elegante SERIE TV di Jason Horwitch prodotta da AMC e trasmessa su Joi, offre allo spettatore un'ottima descrizione del concept sul quale si muove la trama. Will Travers è un analista dell’American Policy Institute, un Think Tank: un ente non governativo che raccoglie e incrocia le informazioni dei vari servizi segreti nella lotta al terrorismo. Segnato dalla morte di moglie e figlia negli attentati dell'11 Settembre e da quella del suo mentore avvenuta in circostanze sospette, Will scopre pian piano (non è una serie adatta a un pubblico da "tutto e subito") che il suo patriottico lavoro viene in realtà sfruttato per fini poco nobili. I pezzi del puzzle vengono assemblati lentamente e il silenzio gioca un ruolo importante nella sceneggiatura.


Se vi intrigano i codici, gli schemi, le cospirazioni, vi siete esaltati con A Beautiful Mind e I Tre Giorni del Condor, allora rilassatevi sul divano e fate la vostra scelta, iniziate a seguire Rubicon..."Alea iacta est".

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